Editoriali

Aurelio, il Covid-19 e il lazzaro che non è

Censurabile? Senza dubbio, forse anche di più. Con gli auguri di rapida guarigione, Aurelio De Laurentiis ha obiettivamente messo a rischio decine di persone con la sua presenza in Lega in attesa del risultato dell’ultimo tampone di routine e con qualche sintomo di rimando al Covid-19. Ormai li conosciamo tutti, questi sintomi: una domanda al medico curante, qualche passaggio televisivo per rafforzare le certezze e poi c’è il web, pozzo senza fondo, tra utili consigli e pagine da destinare all’oblio. Ci sta la rabbia dei presidenti e degli altri presenti all’assemblea di Lega.

AURELIO E I LAZZARI DI NAPOLI

E ci sta anche che le penne più affilate d’Italia  decidano di criticare, passare allo scan i comportamenti errati, forse anche la tracotanza dei ricchi che si sentono inavvicinabili al Covid-19, che è sì come A Livella, senza distinzioni da ricchi e poveri. Anche se qualche ricco, che magari dispone di interi reparti di un ospedale (un nome a caso?) magari si salva in tempo perché negli anni passati si era messo a staccare assegni per l’ospedale stesso.

E con lo stesso diritto di critica, ci permettiamo di segnalare che non era il caso di assimilare De Laurentiis a uno dei lazzari di Napoli, come era solito chiamarli Benedetto Croce. E’ avvenuto su Repubblica, qualche giorno fa. Il lazzaro di Napoli. Pensava fossero ostriche e invece era il Covid-19. La griffe è stata di Francesco Merlo, scrittura da fuoriclasse, a volte corrosiva, chi non ha letto un suo articolo. Ma cosa c’entra il presidente del Napoli con i lazzari, con cui Croce identificava i pezzenti cenciosi? De Laurentiis è il patron del Napoli, non espressione di Napoli. Merlo forse tralascia, non è una colpa, che la sua famiglia è originaria di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, ma che si è formato, cresciuto, realizzato tra Roma e Los Angeles.

Nulla ovviamente di male, nessun pregiudizio e ci mancherebbe, Napoli conosce poco il pregiudizio, più altre tipologie di difetti. E dunque, Il tratto di  Aurelio De Laurentiis è cafonal? Forse sì. Il suo comportamento è stato esecrabile? Senza dubbio. Ma Napoli cosa c’entra? Re Aurelio non è l’esemplare della Napoli dei corni rossi e di Pulcinella – come ha scritto Merlo -, perché non è cresciuto a Napoli, non ha vissuto Napoli.

L’EDUCAZIONE DI DE LAURENTIIS, NIENTE NAPOLI MA ROMA E LOS ANGELES

Se si ritrovasse paracadutato tra i Decumani, magari tra San Domenico Maggiore e via Nilo, il buon Aurelio, non saprebbe uscirne. E’stato altrove. Nella capitale del mondo, Roma, nella metropoli per eccellenza degli Stati Uniti, la città del cinema. Dei sogni, di Hollywood e di quartieri-baraccopoli, di Kobe Bryant, degli Oscar. E quindi, l’accostamento non regge. Forse attrae la suggestione, ma a pensarci non va. E’ sull’utilizzo di una serie di stereotipi a costo zero. Di una Napoli facilona, ignorante e ancorata ai simulacri del passato:non è arrivato il momento di fermarsi?

 

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