Editoriali

Le visioni di Castel Volturno, il nuovo stadio e il bing bang azzurro

Tanti spunti di riflessioni dopo gli ultimi pensieri del presidente che è tornato a parlare a distanza di pochi giorni dopo l'ennesimo ritiro annullato

Castel Volturno è ormai diventato luogo di riflessioni e di profondi pensieri. E nelle idee filosofiche calcistiche del presidente diventerà, quanto prima, il luogo privilegiato delle sue avveniristiche (pre) visioni. Si tratterrà ivi almeno tre volte a settimana per veder crescere e controllare da vicino l’operato dei suoi docenti e dei suoi giovani virgulti.

Ipse dixit al Comune di Napoli in occasione della presentazione della “base del piede” (si chiama pianta, ndr) di Maradona di cui improvvisamente, chissà perché e per quanto ($), come San Paolo sulla via di Damasco, è rimasto folgorato dalla grandezza e dall’immensità del giocatore, idolo della tifoseria mondiale e non solo azzurra.

Se lo coccola ora, quasi fosse una sua creatura, e come Esaù tradì per un piatto di lenticchie, lui, con un piatto di “ceci”, è convinto di poter gabbare l’intelligenza di un intero popolo.

Ascoltandolo nella sua visionaria intervista ha prospettato e fatto vedere quasi come realizzato il nuovo e modernissimo stadio che avanza. Non sarà, come sognava, in mezzo al mare, nel Golfo più bello del mondo.

L’acqua è inquinata, si prevedono onde alte, di ignota natura e ora, udite udite, lo stadio è tornato sulla terraferma – non tanto – perché “ha scoperto” che esistono anche camorra, ‘ndrangheta e mafia. Per uno che ha pensato bene di trovare pace e tranquillità proprio a Castel Volturno, la scoperta è sconvolgente…

Così come stupirebbe non poco chiunque, se effettivamente, passati 7 mesi, grazie al contributo del sindaco Manfredi, improvvisamente lo stadio divenisse luogo di ritrovo sette giorni alla settimana per tutti i napoletani, sportivi e non…, anche se non si è capito se esiste un rapporto debitorio di vecchia data col Comune, avendo elegantemente eluso la domanda postagli, affermando che si era in quella sede per un altro avvenimento.

Le visioni sull’allenatore

Dove si è capito il grande mutamento di pensiero di Aurelio I è stato nella parte in cui ha esaltato il lavoro suo nella scelta dell’allenatore. Mai tanta stima dimostrata con tanta convinzione. Due teste pensanti di incommensurabile spessore con due visioni della vita e del calcio, totalmente in “simbiosi”.

Lui, il demiurgo e creatore, l’altro, toscano, apparentemente in linea con le idee del maestro, ma pronto ad agire secondo le sue regole, fatte di ripicche e sottili vendette da spendere a suo uso e consumo, strafottendosene del demiurgo (del tipo: Mertens, tu oggi non giochi…).

La sfida sottile a colpi di fioretto

Una sfida sottile, fatta di frasi e di segnali a colpi di fioretto. Il creatore, l’ordinatore, che pensa di volere e potere avere tutto sotto controllo, restando tre giorni a settimana nella domus (quasi gratis…) domiziana per diffondere il proprio verbo a docenti e discenti, per dare mentalità vincente e idee cazzutissime, anche con cene e libagioni tali da trasformare le pecore in leoni.

Sul piano opposto il coordinatore dell’ordinatore, che rivendica il diritto di essere Lui colui che indottrina i discepoli alle sue idee filosofiche e tattiche.

Insomma, un vero casino dove non si sa più il ruolo di ognuno. L’ordinatore che vuole fare il mental coach e il coordinatore anche sul campo; il coordinatore che capendo di non poter fare al momento l’ordinatore, manda i suoi collaboratori in conferenza stampa.

Senza avvertire nessuno, tranne gli orchestrali consolidati, perché non saprebbe che ruolo rivestire, visto come stanno le cose.

In questo evidente Big Bang calcistico in salsa partenopea, l’unica certezza è che del doman non v’è certezza. Il mercato è dietro l’angolo. Arrivi e partenze da stabilire per i discepoli, che troveranno un coordinatore probabilmente già scoordinato e confuso a luglio. Un demiurgo che dall’Urbe maxima è disceso al popolo sprovveduto per dargli vestimenta, spherae et circenses. Con la Champions League che porta pecunia solo a Lui.

Proprio Lui, che “sottovoce”, facendosi una domanda, si dà una risposta su quanto, svegliandosi di mattina, possa accadere, quel giorno, di incredibile, nel mondo, meravigliandosi della grandezza del suo pensiero sull’immensità cosmica e sulla pochezza del calcio italiano.

Lui che si dice tifoso e uomo di sentimenti azzurri, ma che come Mida pensa solo a trasformare in oro le sue “visioni”. Fregandosene della vera passione di un popolo che vorrebbe dopo anni finalmente vincere.
Saranno verità o vera gloria le sue farneticazioni? Ai posteri l’ardua sentenza… Uhmmmmm!!!

Anonima giornalisti BoCu

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