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Abbagnale, la nascita di un mito: 40 anni fa il primo mondiale

Una barca perfetta, in piena armonia., Giuseppe capovoga, Carmine prodiere. Peppiniello da timoniere a scandire i colpi. Signore e signori ecco il due co , salito alla ribalta nel 1981 durante il mondiale di Monaco di Baviera. Precisamente il 6 settembre, un compleanno da festeggiare e ricordare con grande emozione.  L’inizio della storia e del mito, l’inizio della scuola del canottaggio italiano. Da allora anche l’Italia diventa una potenza mondiale.  Ed è proprio il Dottore, poi diventato commissario tecnico della Nazionale Italiana (dal 1993 al 2004) a ricordare sui social quella data che ha cambiato per sempre lo sport italiano e il remo azzurro.

“MONACO (GER), 6 SETTEMBRE 1981: TRE SCUGNIZZI ED UN DOTTORE PORTANO IL CANOTTAGGIO ITALIANO IN CIMA AL MONDO. QUARANT’ANNI FA’!

La storia iniziò nel 1979, ai Campionati Mondiali di Bled, con il settimo posti di Peppe Abbagnale e Antonio Dell’Aquila, poi bissato a Mosca 1980. Il 1981 fu l’anno della svolta, con l’innesto in barca del fratello Carmine
“La squadra italiana – scrive ancora il Dottore su Facebook  –  si era allenata in alta quota e Nilsen,il DT della FIC,in riunione ne magnificò gli effetti ed io dovetti rassicurare i ragazzi sostenendo che il lavoro in altura è utile soltanto quando si gareggia in quota. Poi Gege’ Maisto ,storico cronista del Il Mattino di Napoli, ci avvertì: “i russi camminano sui 2000 metri a 6′,55” e anche meno!
Quel tempo allora era eccezionale! Altro input negativo. Poi vincemmo la batteria e ci fu una iniezione di fiducia. Ma un’altra tegola ci colpì quando ci assegnarono una falsa partenza per la finale, perché per rispettare l’ora di fine allenamenti pre-gara, avevamo tagliato il campo, cosa proibita. Ma non avevamo scelta, perché altrimenti avremmo abbandonato il campo di regata in ritardo, incorrendo comunque in una infrazione.
Infine nella finale c’era vento contro e noi in quanto equipaggio più leggero eravamo sfavoriti.
Ma durante l’allineamento prima del via, il fatto che non c’era la palla rossa della falsa partenza( la riunione della giuria l’aveva annullata) li incoraggiò.
Però la preparazione, a Castellammare di Stabia, era stata ottimale, il mare era stato perfetto.
Anche se pure lì ci fu il problema di una lombalgia di Carmine, a cui l’ortopedico consigliò una settimana di riposo e poi ripresa graduale.  A 4 settimane dal mondiale sarebbe stato come andarci impreparati. Optammo per la cura, senza interrompere gli allenamenti. Andò bene.
Carmine a Monaco, incocciato da me senza il busto elastico di protezione, al mio rimprovero rispose:
non sono nu viecchio c’aggia purta’ a panciera per sempre!
Dopo la premiazione, mentre i fratelli trasportavano la barca verso l’hangar ci fu l’ultimo episodio che ci tenne col fiato sospeso: un giudice si avvicinò a Peppiniello e gli comunicò che doveva sottoporsi al controllo del peso. Obbligatorio in quel periodo per uno dei medagliati. Prima della gara il suo peso era stato 50 kg esatti, il minimo da regolamento: bastava una diminuzione di pochi grammi, causata dallo stress della gara per determinare la squalifica dell’equipaggio.
Immaginate l’ansia di tutti noi fino a che Peppiniello non tornò con la notizia che era tutto ok.
A quel punto mancava, per loro, un atto conclusivo: gettare in acqua ‘ o dottore, con tutti i panni. Per fortuna l’acqua non era profonda e quindi rialzandomi velocemente misi in salvo il mio portafoglio.
Da dire ancora una cosa sorprendente e commovente: Al ritorno a Castellammare di Stabia Peppiniello fece tagliare in due la sua medaglia e me ne regalò una metà !
Gli fa eco Peppiniello di Capua: “40 anni fa la nostra prima vittoria mondiale”
UN DECENNIO DI SUCCESSI

Un  dominio totale nel canottaggio mondiale. Uno sport, allora poco conosciuto portato alla ribalta da due atleti fenomenali e grazie anche alle telecronache di Giampiero Galeazzi.

Due ori olimpici e sette titoli mondiali conquistati tra il 1981 ed il 1991. Tuttavia, nel 1994, infortunato Giuseppe ai campionati mondiali di Indianapolis, Carmine ottenne quella che resta la sua unica medaglia conquistata senza il fratello: sempre con l’equipaggio del 2 con, in coppia con Gioacchino Cascone (timoniere Antonio Cirillo) si aggiudicò la medaglia d’argento[

SEUL 1988 Il CAPOLAVORO

Tra i tanti successi occorre ricordare quello di Seul 1988,  quando l’equipaggio italiano vinse l’oro sconfiggendo il temuto armo inglese composto da Sir Stephen Redgrave, considerato il più forte canottiere della storia, e Andy Holmes, relegati in terza posizione alle spalle dell’equipaggio della Germania Est. Da allora una vera e propria battaglia sportiva con gli inglesi che ha “infiammato” le acque di tutto il mondo.

I fratelli hanno gareggiato assieme per 13 stagioni, dal 1981 al 1993, anno del ritiro di Giuseppe. In precedenza Giuseppe, più grande di tre anni, aveva gareggiato con altri prodieri e dopo il 1993, Carmine continuò a gareggiare per un altro paio di stagioni, conquistando ancora un argento mondiale.

Il terzo fratello, Agostino, a sua volta, ha conquistato due ori olimpici e mondiali nel quattro di coppia ed uno olimpico nel doppio ai quali si aggiungono un argento in quest’ultima disciplina ed uno nell’otto con ai mondiali.

 

 

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