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Pino Porzio, dal Settebello verso il mito

Porzio

Essere parte integrante del Settebello che, alle Olimpiadi di Barcellona 1992, sconfisse in acqua i padroni di casa per ottenere un oro ancora oggi leggendario, non era sufficiente per Giuseppe Porzio, detto Pino. Fratello dell’altrettanto celebre Franco, Pino Porzio è uno degli sportivi italiani più vincenti di sempre. Carisma, determinazione, classe da vendere, la sua epopea sportiva sembra non avere mai fine.

Quarantacinque i titoli nel suo palmares, tra Olimpiadi, Mondiali, Europei, Coppe del Mondo, Giochi del Mediterraneo, 7 Coppe dei Campioni, 3 Supercoppe europee, 1 Adriatic League, 2 Coppe Comen, 17 scudetti, 8 Coppe Italia.​ ​La sua storia sportiva e umana è strettamente intrecciata con quella di Napoli, città in cui è nato nel 1967, ma è diventata ancora più grande in tanti altri palcoscenici​, sui quali ha confermato la sua stoffa di fuoriclasse, sia come atleta che come coach. ​

PINO PORZIO, LA PALLANUOTO NEL DNA

Da bambino, con il fratello Franco, era spesso a bordo della piscina della Mostra d’Oltremare, Dove lavorava papà Porzio. A guardare i derby infuocati tra Rari Nantes e Canottieri. Solo qualche anno dopo, sempre insieme all’inseparabile fratello, entra nelle fila del Posillipo, dove diventa, dal 1982 al 1998, una delle punte di diamante della pallanuoto nazionale e mondiale. In quegli anni, infatti, la sua bacheca parla chiaro: con i rossoverdi conquista ben 8 scudetti, 2 Coppe Campioni, una Coppe delle Coppe.​ ​E’ nel 1992, però, che l’Italia e il mondo scoprono pienamente il talento e il carisma di Pino Porzio.

I GIOCHI OLIMPICI

Barcellona ospita i Giochi olimpici: il catalano presidente del CIO, Juan Antonio Samaranch, è riuscito a portare nella capitale della sua regione l’evento sportivo più importante e l’attesa è alle stelle, soprattutto per gli atleti di casa. Tra questi, brilla il nome di Manuel Estiarte, il leader della fortissima nazionale di pallanuoto iberica, che arriva ai giochi casalinghi da assoluta favorita.

Sulla loro strada, però, una squadra che sta per diventare leggenda. Il Settebello azzurro, forte dei fratelli Porzio e di altri 4 pallanuotisti napoletani, un mix di scuola ligure, siciliana e partenopea, è allenata da un serbo dal carattere dirompente e impetuoso, quel Ratko Rudic che saprà plasmare, da un gruppo irripetibile di talenti, una squadra coesa e vincente.

A Barcellona, dopo un girone preliminare caratterizzato da tre vittorie e due pareggi, in semifinale sofferta vittoria per 9-8 contro l’ex Urss, denominata CSI. Il giorno della battaglia per l’oro, come previsto, in acqua gli azzurri di Pino Porzio trovano gli agguerriti padroni di casa e lo spauracchio Estiarte. In tribuna d’onore, il Re Juan Carlos a fare il tifo.

Per mettersi al collo quell’oro che farà di lui un’icona della pallanuoto moderna, Pino Porzio dovrà lottare insieme ai compagni di squadra fino al terzo tempo supplementare, quando un gol di Gandolfi regala il titolo più importante agli azzurri. Inizia da quel trionfo un vero e proprio grande slam, che porterà Porzio e il Settebello a trionfare agli Europei del 1993 e ai Mondiali del 1994. Il nome di quel Settebello rimane scolpito nella pietra dell’immortalità, insieme a quello del suo allenatore e dei fuoriclasse che ne fanno parte.

DAL SETTEBELLO AL CANADA

 Pino Porzio è stato allenatore della nazionale canadese di pallanuoto e advisor della Carpisa Yamamay Acquachiara, squadra fondata da suo fratello Franco. In mezzo, altri trionfi, anche nelle vesti di allenatore: con il Posillipo,  scudetto nel campionato 2003-2004 e Coppa Campioni nel 2004-2005. Per iniziare successivamente una carriera trionfale come coach della Pro Recco. In Liguria ha vinto 7 scudetti consecutivi in 7 anni, 4 Coppe Campioni, 6 coppe Italia consecutive, 3 supercoppe europee e 1 Lega Adriatica. Nel 2014, tornato alla guida del team adriatico, mette a segno un’altra doppietta, scudetto e Coppa Italia. Un vero e proprio mito. Che ha scritto pagine indelebili.

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